
Nel cuore di Boykin, in Alabama — una piccola comunità afroamericana conosciuta come Sew Gee’s Bend Heritage Builders — si tramanda da generazioni una tradizione unica nell’arte del quilting: trapunte fatte di geometrie audaci, composizioni libere e un uso espressivo di materiali riciclati.
A Gee's Bend, la pratica del quilting è nata come gesto quotidiano, femminile e domestico, ma nel tempo si è trasformata in una potente forma di espressione identitaria e di resistenza civile. Il nome Gee’s Bend risale a Joseph Gee, il primo bianco a stabilirsi nella zona agli inizi dell’Ottocento. Oggi è abitata da circa settecento residenti, molti dei quali discendono dalle persone ridotte in schiavitù che lavoravano nella piantagione di Gee. Dopo l’emancipazione nel 1865, molti rimasero continuando a lavorare come braccianti.





Durante un workshop a Gee’s Bend, Stephen Burks e Malika Leiper hanno lavorato fianco a fianco con i quilters per dare vita a dieci quilt, realizzati con tessuti donati da Dedar. Le composizioni nascono dal dialogo tra memoria e materia, intrecciando gesti antichi e visioni contemporanee.
Le creazioni sono state presentate in anteprima nel Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale Architettura di Venezia 2025, nel più ampio progetto nominato "PORCH: An Architecture of Generosity”, che racconta l’incontro tra linguaggi e culture, dove il tessuto si fa veicolo di storie, tradizioni e nuove possibilità.

Photo credit: Rob Culppepper






